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Impossibile dubitare dell’importanza che lo sviluppo del turismo nautico potrebbe avere per l’area palermitana come d’altronde per il resto della nostra regione.

Lo si desume da quanto abbiamo detto dei cantieri sorti in questi ultimi anni e dal numero dei concessionari e delle marche di gommoni rappresentate localmente.

Sull’argomento inoltre si perde ormai il conto dei convegni e delle iniziative promozionali che negli ultimi anni sono stati realizzati nel tentativo di accelerare un processo di trasformazione della ricettività locale che la mettesse al passo con i progressi che contemporaneamente altre aree in ambito continentale ed estero (si pensi alla Tunisia, alla Spagna e più recentemente alla Croazia) stanno velocemente compiendo.

In altri termini siamo in presenza di un cane che si morde la coda: da un lato cresce il parco nautico, dall’altro le infrastrutture non tengono il passo. Il problema esiste: la domanda di infrastrutture nautiche supera l’offerta e i prezzi di fruizione ne risentono. Se teniamo presente che la vacanza in barca dura in media 15 giorni e che la spesa media giornaliera di un turista nautico oscilla intorno ai 100 € i costi di quanto ci costa la mancanza di un’adeguata politica turistica sono presto fatti.

Altrettanto innegabile è il fatto che esistano fattori che sino ad oggi hanno svolto un ruolo negativo in questa direzione come il falso problema dei canoni demaniali troppo elevati e le resistenze degli ecologisti sul tema della tutela del paesaggio ma in realtà l’effetto frenante di queste circostanze, comuni peraltro ad altre aree regionali , non giustifica la lentezza dei miglioramenti realizzati sino ad oggi e tanto meno li rende proporzionati a quanto invece sul piano progettuale e legislativo la Sicilia è riuscita a conquistare rispetto a tutte le altre regioni d’Italia.

Abbiamo un “Piano Strategico per lo Sviluppo della Nautica da Diporto in Sicilia” approvato tre anni or sono dalla Regione, abbiamo come regione la facoltà di deliberare in ordine alla concessione di porti turistici anche in assenza (o attesa) dei relativi piani regolatori dando ampio spazio a quella formula del “project financing” che dovrebbe costituire il vero volano della ricettività portuale turistica.

Le carenze sono sotto gli occhi di tutti.

Parliamo di porticcioli esposti alle mareggiate (si veda ciò che è successo a Isola delle Femmine con le “grecalate” nel 2001 e nel 2008), parliamo di servizi di accesso insufficienti e di mancanza di scivoli adeguati.

Ci riferiamo all’annoso problema dei posti barca: in un tratto di costa lungo una ventina di chilometri da S.Erasmo a Isola delle Femmine operano poco più di 20 cantieri nautici come dire uno per chilometro, insufficienti a servire un parco imbarcazioni da diporto ogni anno in crescita e certo superiore di gran lunga ai circa 1500 posti barca disponibili visto che gli stessi costituiscono meno del 2% della popolazione palermitana ed è realistico pensare che ben più alta è la percentuale di coloro che possiedono una barca.

Diamo merito ai cantieri che si sono attrezzati di impianti moderni, a chi ha messo in funzione muletti e gru per l’alaggio e varo delle imbarcazioni, a chi ha sistemato frangiflutti galleggianti per resistere alle mareggiate, a chi ha dotato i propri pontili di colonnine con luce e acqua ma c’è ancora molto da fare mentre i mezzi nautici crescono di dimensioni e quindi di esigenze non solo in termini di confort ma anche e soprattutto di sicurezza.

1 comment

  1. Poichè conosco abbastanza l’Ovest Siciliano, mi chiedo come mai non ci sono scivoli pubblici (e gratuiti, magare!) a Marsala e Mazzara del Vallo?

    Avete pure sti problemi di scivoli altrove in Sicilia ?

    In Francia più si va avanti , meno ci sono possibilità di varare e halare……

    Salutazioni a tutti

    Jean Louis Attard, Consigliere Regionale per le strutture di “messa all’aqua”, Regione Languedoc Roussillon, sud Francia, tra Rodano e confine spagnolo.

    (sugno Francisse, ma parlo qualche pocu Cicilianu……)

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