Ormai nessuno si
azzarda più a chiamarli “canotti” rischiando di attirarsi
l’antipatia di quanti hanno investito in questi preziosi mezzi
nautici fior di milioni.
Si parla di gommoni quando proprio non li
si vuole chiamare battelli pneumatici e diciamo ad onor del vero che
nei quasi 60 anni dalla loro evoluzione essi hanno fatto progressi
impensabili, specie nel nostro Paese che pur avendone importato
l’idea dall’estero ha raggiunto proprio in questi mezzi un grado di
sofisticazione e di ricerca che altrove ormai ci invidiano. Parliamo
anche di un mercato che solo tre anni fa ha sfiorato in Italia i 150
milioni di euro di fatturato ossia poco meno di un quarto di quello
complessivo della nautica da diporto se si escludono i grandi yacht
e dove la concorrenza con le altre unità fuori bordo e le barche a
vela è naturalmente fortissima.
Una novantina di case
costruttrici, quasi 1500 modelli tra cui scegliere, punti vendita
sparsi in ogni città costituiscono d’altronde la prova di quanto
questi mezzi nautici abbiano conquistato la fiducia e la simpatia
dei diportisti e non solo di essi per le particolari doti di
versatilità e sicurezza. La loro classica distinzione in smontabili
e semirigidi, una volta oggetto di innumerevoli discussioni sulla
scelta di quello più indicato ai propri impieghi, ha perso in gran
parte valore perché i confort a cui la moderna cantieristica ci ha
abituati ha portato con se la necessità di optare per i cosiddetti
“ibridi” almeno da una certa lunghezza in poi, gli unici in grado di
offrire gli allestimenti e gli optional a cui ormai non si sa più
rinunziare.
L’offerta diversa, più
evoluta ha innescato una domanda crescente e tale da finire per
indurre chi produce ad avventurarsi in produzioni impensabili sino
ad alcuni anni fa: abbiamo sfiorato i 25 metri di lunghezza, si
costruiscono gommoni cabinati con doppi ambienti-notte, si
motorizzano modelli con 3 fuoribordo, per non parlare delle velocità
che ormai è possibile raggiungere con questi mezzi anche senza
entrare sul terreno agonistico.
E’ chiaro allora perché
abbiamo pensato di dedicare a questo segmento della nautica uno
spazio tutto suo ma non basterebbe a giustificare una simile
iniziativa se non rilevassimo che proprio Palermo e la sua
provincia danno ormai da diversi anni al ramo dei gommoni un
contributo più che significativo sia in termini di acquisti, sia
e sempre più significativamente sul piano della produzione, il tutto
con ovvi riflessi sui servizi che ad essi si legano. Non è nostra la
definizione del capoluogo regionale come la “capitale del Sud
della gommonautica” e d’altronde basta contare il numero di
battelli che affollano i vari porticcioli locali e confrontarlo con
quello delle altre imbarcazioni ormeggiate negli stessi impianti per
rendersi conto della loro crescente preferenza nelle scelte dei
diportisti. Merito certo di una produzione nazionale in espansione
ma anche di un numero di cantieri locali che negli ultimi dieci anni
almeno sono andati sorgendo dentro e fuori la cerchia urbana e
dell’aggressiva politica di vendita dei diversi “dealers” locali,
ormai in grado di soddisfare le più diverse esigenze della
clientela. Ragione sufficiente allora per parlarne, per tenervi
aggiornati, per aiutarvi se volete nelle scelte, senza dimenticare
che l’acquisto di ogni imbarcazione ha un senso se poi c’è un valido
programma di utilizzo.
Quando allora non
preferirete essere “diportisti fai da te” non mancate di seguire le
iniziative che vi proporremo; potremo andare insieme vicino e
lontano a solcare le onde del nostro splendido pianeta blu.