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Mag 08

LE INTERVISTE: nell’imminenza dell’estate consigli e giudizi da parte del comandante della Capitaneria di Porto di Isola delle Femmine

Imprudenza e superficiailità sono più spesso alla base degli inconvenienti che si verificano a mare e sui quali la Capitaneria si trova costretta a intervenire; compito difficile che si aggiunge a quello non meno gravoso e spesso contestato di garantire una corretta fruizione della strutture portuali, difendendole dall’incuria e della mancanza di senso civico di tanti.

Negli ultimi anni abbiamo assistito a una crescita senza precedenti del parco imbarcazioni che  nell’area particolare di Isola delle Femmine ha creato non pochi problemi sia sul piano del  transito a mare, sia della gestione dell’area portuale. In prima linea ad affrontare i tanti ostacoli frapposti a una corretta fruizione dello splendido patrimonio naturale di questo tratto di costa si è trovata la Capitaneria di Porto di Isola che con grande impegno ha assolto e assolve in atto il suo compito non solo adoperandosi per il rispetto delle generali  norme di comportamento a mare e con interventi di soccorso spesso ad alto rischio ma assumendo  iniziative di rilievo a beneficio dell’attività diportistica, e non solo, per compensare l’ormai lunga attesa delle opere migliorative del luogo di cui non si smette di discutere.

Chiediamo al Comandante Maurizio Giglio responsabile del Locale Ufficio Marittimo anzitutto se i diportisti hanno preso coscienza delle mutate esigenze  in termini di maggior prudenza e di maggiore correttezza suggeriti dall’aumento del traffico in mare  ovvero se in generale la crescita del mercato è  andata di pari passo con  quella delle infrazioni e delle imprudenze.

Da quelle che sono le nostre evidenze il numero delle infrazioni non è aumentato proporzionalmente all’incremento certo sensibile delle imbarcazioni da diporto. Se ciò è potuto accadere lo si deve anche all’opera di sensibilizzazione e prevenzione  svolta dalle Autorità Marittime che negli ultimi anni hanno non solo messo a disposizione dei diportisti  nuovi sistemi di sicurezza come il servizio “1530” facilmente fruibile da chiunque si trovi in difficoltà, ma ha svolto una costante opera di informazione attraverso internet, la televisione e i canali radio sulle necessarie precauzioni da assumere ogni qualvolta si esca in mare.

Curiosità vuole che ci si interroghi spesso su quali siano le imbarcazioni che più frequentemente richiedono i vostri interventi.

Mi sento di rispondere che non c’è un tipo di imbarcazione prevalente, gommone o barca, ma piuttosto un diportista che chiamerei “diportista tipo”  più spesso rappresentato dal capo famiglia che nel fine settimana porta moglie figli e mare e  incorre in problemi che richiedono il soccorso a mare. Il più delle volte si tratta di persone che posseggono piccole imbarcazioni motorizzate con basse potenze le quali, forse perché alle prime esperienze di navigazione, si dimostrano più sprovveduti o comunque molto superficiali nel valutare i rischi di un’uscita che, anche dopo un piccolo tragitto, può originare un problema, più spesso costituito dall’arresto del fuoribordo.

Quali i tipi di intervento più ricorrenti?

 Decisamente quelli conseguenti alla mancanza di benzina. Troppo spesso i diportisti non sanno valutare i consumi dei propri motori e dopo una giornata trascorsa spostandosi da un punto all’altro della costa si ritrovano a secco, lontani dal porto più vicino. Meno frequenti quelli derivati dall’arresto del motore sul quale oggi specialmente con la diffusione dell’elettronica, è molto più difficile intervenire anche se si ha una certa esperienza.

C’è una tipologia prevalente di persone più indisciplinate o imprudenti, ad esempio molto giovani, persone non proprietarie dei mezzi ecc.?

Ci troviamo a “bacchettare” più frequentemente i giovani che spesso, per troppa esuberanza dettata dall’età o per desiderio di farsi notare, navigano sottocosta,  dimentichi delle norme che impongono le distanze di sicurezza e mettendo in pericolo l’incolumità dei bagnanti.

Imprudenze a parte, quali sono le infrazioni più comuni che vi  capita di registrare? Ad esempio, quali le dotazioni di sicurezza che più risultano assenti a bordo?

Solitamente i giubbotti di salvataggio che, per lo spazio rubato sottocoperta allo stivaggio di altri oggetti come borse, ghiacciaie o attrezzature subacquee, vengono imprudentemente lasciati a terra. Altra nota dolente, quella dei razzi e dei fumogeni di cui troppo spesso ad inizio di stagione non viene controllata la scadenza. Ancora una volta siamo di fronte a superficialità più ancora che a imprudenza.

I controlli a mare nascono sempre da qualcosa che fa sospettare una irregolarità o sono anche effettuati nell’intento di sensibilizzare i diportisti  sulla necessità di essere sempre in regola?

Le direttive che dò al mio personale quando esce in perlustrazione riguardano soprattutto il controllo sottocosta del movimento delle imbarcazioni. Solo in alcuni casi, quando qualcosa non convince o come appunto quando la presenza di giovani a bordo fa presumere una certa mancanza di previdenza, anche nel loro interesse, ci fermiamo a controllare.  

E’ ancora frequente l’inosservanza delle norme che regolano l’Area Marina Protetta nonostante sino passati tanti anni dalla sua istituzione?

Purtroppo sì. Soprattutto riscontriamo l’inosservanza del divieto di ancoraggio imposto dalla tutela del patrimonio sottomarino. Tuttavia, considerato che l’installazione delle boe di ormeggio spesso slitta di qualche settimana rispetto all’inizio della stagione nautica, quando notifichiamo l’infrazione non prendiamo subito provvedimenti ma avvertiamo di non ricadere nel divieto. In questo caso prendiamo nota di chi è stato avvisato perché una seconda volta non possiamo essere soprassedere. La recente assegnazione a un consorzio della gestione della Riserva dovrebbe risolvere anche il problema dell’installazione per tempo delle boe (ricordo che la stagione nautica va dal 1° maggio al 30 settembre) ma sull’operatività del nuovo organismo non si può ancora contare;  quindi bisognerà attendere.  

Quali ragioni hanno dato origine alle particolari restrizioni imposte nell’uso dell’area portuale di Isola ( necessità di autorizzazioni per l’accesso agli scivoli, rispetto di orari ecc. in gran parte derivanti dall’ordinanza 20/2008) .

Quando ho assunto il comando di questa Capitaneria, ossia nel 2007, la situazione nel porto di Isola, un porto di 4^ classe,  era a dir poco catastrofica: l’ordinanza che ne disciplinava la fruizione era fortemente datata e quindi inadatta alle mutate esigenze: barche da diporto tirate a secco da due, tre anni,  massimo disordine negli ormeggi con riguardo anche alle imbarcazioni da pesca in conflitto con quelle da diporto e tanto altro. D’accordo con l’ammiraglio Lavaggi decidemmo quindi di emanare una nuova ordinanza che disciplina sia le aree di ormeggio, temporaneo e, permanente, la fruizione dello specchio d’acqua dove vengono montati i campi boe e le aree di parcheggio. Quanto al tanto  discusso scalo di alaggio esso è pubblico e libero come di norma ma nel corso degli anni abbiamo avuto tristi e spiacevoli inconvenienti come il suo utilizzo per l’alaggio e varo di imbarcazioni da diporto usate per la pesca illecita, l’ingombro con auto e carrelli lasciati in sosta per ore o per giorni e tanto altro. Problemi in definitiva che noi avevamo difficoltà a gestire con le modeste risorse a disposizione e con noi anche il comune, a cui avevamo chiesto la istituire una guardiania per il controllo e la disciplina dell’accesso allo scalo. Da qui la necessità di montare una sbarra a chiusura dello stesso che con il mio personale ho assunto l’onere di gestire,  compatibilmente con gli orari di lavoro che ci competono. Resta ferma la circostanza per cui chi avesse bisogno di entrare, facciamo conto in una giornata d’inverno, può sempre rivolgersi a noi perché lo si metta in grado di accedere allo scalo. Sottolineo a margine che lo scivolo accanto a quello principale è comunque libero e averne consentito l’uso come posteggio per le auto ha validità solo limitatamente alle ore di apertura del  mercato ittico quando l’affollamento si scontra con la carenza di aree di parcheggio nell’area circostante. E’ compito ovviamente del personale municipale gestire l’utilizzo dello spazio di cui parliamo.

In nessuno degli impianti di ormeggio attivi durante la stagione nautica c’è traccia delle ordinanze della Capitaneria o di  bollettini meteo che mettono in guardia dalle restrizioni o dai pericoli che possono interessare i diportisti. E’ in programma qualcosa in merito?

Non è compito della Capitaneria provvedere in tal senso ma colgo l’invito per impegnarmi presso gli operatori locali per un’opportuna azione di sensibilizzazione nell’ottica di un miglioramento complessivo del porto di Isola che, si spera dovrebbe vedere la definizione dei maggiori programmi come l’allungamento di un centinaio di metri della diga foranea, entro i prossimi due anni.

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