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Mag 27

LE INTERVISTE: Piero Gargiulo, c’è un’evoluzione di stile anche nei tubolari?

Le tendenze del mercato vanno spesso contro la funzionalità e la durata di questa componente importante dei gommoni

Intervista a Piero Gargiulo

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Si assiste spesso a dissertazioni senza fine tra i diportisti sui disegni delle carene e ancor più frequentemente sulle differenze tra il lay out – come ormai usa definirsi – delle coperte che in definitiva caratterizza lo stile di un cantiere rispetto a un altro. Ma parlando di stili l’unica componente troppo spesso trascurata dalla numerose discussioni è proprio quell’elemento distintivo dei gommoni che sono i tubolari che pure nel tempo hanno subito mutamenti diversi, per struttura, colori, forme e sistemi di giunzione all’opera morta dei battelli.
Sull’argomento abbiamo scelto di parlarne con Piero Gargiulo, titolare della Master, che sull’argomento dei tubolari ha veramente una storia da raccontare non solo perchè produce gommoni da oltre 30 anni ma perchè è tra i pochissimi costruttori in Italia, e l’unico nella nostra regione, che ancora realizza in proprio le camere dei propri battelli ed ha accumulato per questo un’esperienza tale da essere stato scelto in più occasioni dalla maggiore casa costruttrice di tessuti gommati , la Pennel & Flipo, per testare alcuni dei nuovi tessuti preparati per il mercato.

Cominciamo quindi col parlare proprio di struttura per soddisfare la curiosità su come si è evoluta nel tempo sino ad arrivare a quel tessuto che oggi si compone di ben 4 strati formati da una, chiamiamola, base di trevira spalmata e calandrata di mescole di elastomeri che sono l’hypalon in superficie (polietilene clorosolfonato) e il classico neoprene sopra e sotto il tessuto, con funzioni diverse, rispettivamente di resistenza agli agenti atmosferici, chimici e all’abrasione il primo e di tenuta dell’aria e facilità di incollaggio il secondo. Ma prima? Di cosa erano fatti i tubolari?

“Una volta sotto l’hypalon il tessuto impiegato non era il trevira ma il naylon che nella parte interna veniva spalmato di gomma di caucciù per consentire gli incollaggi e la tenuta dell’aria. Anzi sottolineo che 30 anni fa alcune case come la Zodiac, la Callegari e la Pirelli utilizzavano un particolare nastro isolante a rotoli che veniva incollato, come fosse una guarnizione, con la semplice pressione delle mani nella giunzione interna dei tubolari (allora tagliati a cilindro e non in senso longitudinale come oggi) per tutto il perimetro per fermare l’aria all’interno del tessuto. Oggi il problema viene totalmente ovviato dalla doppia nastratura interna e esterna che non tutti fanno anche perchè, specie al mascone dove il taglio longitudinale dei tubi tende a fare deformare il tessuto al momento della dilatazione una volta gonfiato, lo spessore della doppia nastratura rischia di provocare sgradevoli arricciature”.
Anche nei colori può dirsi esservi stata un’evoluzione di stile, di preferenze. Dal rosso Stromboli, dall’arancio silvano, dal verde militare, dal grigio Nettuno si è passati al giallo Colorado adottato con grande successo dalla Master sino alla grande diffusione oggi del bianco ghiaccio, al “cream”, all’avorio, al coloniale ecc. C’è in questa evoluzione una ricerca di funzionalità o solo un cambiamento di gusti di mercato?

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“Direi senz’altro un adeguamento ai gusti di mercato come lo è stato per il design delle coperte e non nascondo che questa tendenza va contro i criteri di funzionalità perchè, in poche parole, i tessuti chiari hanno vita più breve o comunque più difficile di quelli scuri. E’ vero che un tubolare bianco ghiaccio riscalda meno ed è ovviamente più “gradito” specie in estate ma se guardiamo alla durata, un grigio Nettuno ad esempio, anche se lasciato per inverni interi all’aria aperta tenderà molto più lentamente a sbiadire, ad opacizzarsi o a fare apparire macchie insolite”.

E passiamo alle dimensioni. Oggi si parla sempre più spesso di tubolari a sezione costante o rastremati. Quando la scelta degli uni o degli altri da parte dei costruttori?

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“Negli anni 90 il miglioramento delle carene e l’evoluzione dei gusti del mercato innescarono la tendenza a realizzare tubolari a diametro variabile con indubbi vantaggi estetici e con eccessi che arrivavano a ridurre da 60 a 35 cm il diametro delle camere da poppa a prua. Non nascondo che anche la Master si adeguò a questi “gusti” e la prova è nella nascita di quel modello molto innovativo per l’epoca che fu il “Top Gun”, uno dei primissimi semirigidi con cabina a prua. L’esperienza però mi ha insegnato che un gommone con tubolari più stretti a prua è quasi inevitabilmente un gommone bagnato perchè la minore protezione dei tubolari e il vento portano l’acqua in coperta. Ecco perchè negli anni ho modificato alcuni dei miei modelli e tutti ormai oggi, tranne, l’8,70 per ragioni strutturali, hanno tutti tubolari a sezione costante. “

Restando alle dimensioni. Quando si preferiscono tubolari a grande diametro o a diametro modesto ?

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“Non è una scelta arbitraria quella del diametro dei tubolari ma è imposta del disegno stesso del battello. La proporzione che deve esistere tra stazza, stellatura della carena e altre caratteristiche del mezzo impongono un certo diametro delle camere. Se è vero che larghezza per lunghezza danno il coefficiente di galleggiamento, sta al costruttore stabilire se quel battello dovrà evitare il rollio alla fonda, proteggere in navigazione e, ancora più importante, garantire con un giusto angolo di raggio del tubolare, virate sicure per non fare “scivolare” pericolosamente il mezzo”.

Una curiosità. Coni corti o coni lunghi ?

“Oggi abbiamo carene con coni e tubolari alti anche per il rispetto delle normative che impongono battelli autosvuotanti e quindi con piano di calpestio sollevato. La lunghezza del cono non influisce sul comportamento del battello perchè è il motore che spinge e solleva. D’altronde le barche non hanno coni eppure entrano in assetto e navigano bene. Va da se che le esagerazioni, fai conto un cono di 1,5 metri, comprometterebbe certamente l’andamento di un battello”.
Un consiglio a chi desidera sostituire i tubolari, intervento oggi sempre più richiesto per ragioni di economia e che in definitiva costituisce un ottimo restyling del proprio battello.

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“Direi a chi prende questa decisione, di scegliere un tessuto di adeguata grammatura quale può essere quello da 1670 dtex, che poi sia Orca, Kleber, Chiorino o Novurania non ha grande importanza. Direi di optare per colori chiari per le ragioni che abbiamo detto. Direi di rivolgersi alla ditta costruttrice del battello se possibile ovvero a cantieri che producono anche tubolari e se il discorso è certo di parte, mi sia consentito rilevare che anche l’incollaggio dei tubi ha le sue regole; per dirne una quella di evitare l’incollaggio dei tubi alle selle ma preferire la doppia nostratura che lascia libere le camere di muoversi all’interno con conseguenti minori sollecitazioni”.

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