La domanda di gommoni si orienterà ancora
sulla fascia oltre i sei metri ma non aspettiamoci riduzioni dei
prezzi almeno dai cantieri che rispettano le regole del mercato.
Sulle tendenze del settore accogliamo il
parere di Piero Gargiulo titolare della Master

Per la nautica si è chiuso un “anno da
dimenticare” solo in parte compensato da un andamento dell’export
che, almeno per alcuni cantieri, ha costituito anche in prospettiva
una fonte di domanda di importanza rilevante. Le difficoltà del
comparto, di cui il Salone di Genova ha messo in chiara evidenza la
portata, hanno confermato anche che le abitudini e le esigenze dei
diportisti vanno rapidamente modificandosi; il gommone, come e forse
più di tante altre imbarcazioni, che negli ultimi anni era divenuto
uno “status symbol” tanto da essere preferito nonostante il maggior
prezzo a unità di pari dimensioni ma con un’abitabilità superiore,
torna ad essere considerato quel mezzo di trasporto versatile che è
sempre stato. Ma contemporaneamente sembra vadano modificandosi
anche i criteri di scelta dei gommoni che, stante almeno alla
forte impennata delle vendite dei fuoribordo “senza patente” ,
appaiono ispirati al desiderio di possedere mezzi di dimensioni
più “umane”,il che in termini più espliciti vuol dire battelli tra i
4,50 e i 6-6,50 m.
Chiediamo a Piero Gargiulo, titolare di uno
dei cantieri che da oltre trent’anni è presente con successo nel
mercato, se questa, secondo lui è la tendenza della domanda che
condizionerà nei prossimi periodi l’attività produttiva.

“Quella dei maxi-gommoni è stata una moda che
ha influenzato anche coloro che credevano che possedere un gommone
oltre i 10 metri non comportasse una gestione particolarmente
onerosa. Domani quella frangia di clientela, a causa della crisi
attuale certamente sparirà ma resterà comunque una nicchia di
persone che vorrà permettersi battelli di grandi dimensioni. Quanto
alle misure prevalenti a cui i cantieri si orienteranno è opportuno
sottolineare due cose: chi avvertirà di più la crisi sono coloro che
guadagnano 1.300-1.500 euro al mese e per loro l’acquisto di un
gommone , ovviamente parliamo di nuovo, costituiva un lusso anche
prima della crisi; in secondo luogo i cosiddetti piccoli battelli,
quelli entro i 5-5,50 metri hanno stimolato in questi ultimi anni il
settore del noleggio che, sfruttando anche l’ampio parco dell’usato,
oggi soddisfa quindi un’ampia quota di domanda. Chi invece desidera
il gommone per sé, per goderselo nelle vacanze, per viaggiarci o
magari per soddisfare il gusto dell’avventura sembra sempre più
orientato ad acquistare mezzi tra i 6 e gli 8 metri e questa è la
fascia dimensionale a cui i costruttori probabilmente si
indirizzeranno.”

Qualunque sia la tendenza in termini dimensionali
del mercato, è certo che l’utenza come viene definita, gravata su
fronti più “essenziali “ da una crisi che al momento sembra
destinata a durare, dovrà essere incentivata da prezzi d’acquisto
più contenuti. C’è da sperare che i cantieri verranno incontro a
questa esigenza?
“Quando si parla di prezzi bisogna anzitutto
distinguere tra quelli equi e quelli che non lo sono perché nel
primo caso, e parlo di aziende come la mia che deve fare i conti
anche con una rete di concessionari a cui spetta una percentuale di
vendita, i listini hanno sino ad oggi rispettato le giuste
proporzioni tra costi e ricavi. Inoltre si consideri che, almeno la
Master, negli ultimi due anni non ha ritoccato i prezzi dei propri
battelli mentre crescevano, e sono ancora in costante aumento, i
costi delle materie prime che come noto sono prevalentemente legate
al prezzo del petrolio, dalle resine agli stessi tessuti gommati.
Quindi parlare di riduzioni non mi sembra obiettivamente realistico.
“

Il mercato nazionale e quello locale in
particolare hanno visto crescere in questi ultimi anni la
concorrenza alle ditte più affermate come la Master da parte di
piccoli cantieri che sfruttando la crescita della domanda sono
riusciti a ritagliarsi una certa quota di mercato offrendo prodotti
a prezzi talvolta molto concorrenziali . La prospettiva che nei
prossimi mesi si confermi quel raffreddamento della domanda già
registrato lo scorso anno quali conseguenze avrà su questa
situazione? In altri termini quale sarà la strategia dei cantieri
più affermati per contrastare la concorrenza di chi si propone con
listini più bassi in una fase di generale contrazione del potere
d’acquisto ?
“Anche la mia azienda è stata piccola nel
passato e anche noi allora abbiamo “dato fastidio” a grossi nomi
della gommo nautica. Il problema quindi va visto nell’’ottica della
lealtà, chiamiamola pure così, con cui si deve operare nel mercato;
se ciò avviene che ben venga la concorrenza perché sarà occasione di
stimolo per tutti. Diversamente, se fidando sulla poca conoscenza
dei prodotti e delle qualità ormai imposte dalla normativa
comunitaria alcuni cantieri cercheranno di avvelenare il mercato, è
verso di loro che tutti i cantieri che operano correttamente
dovranno far fronte comune per far valere il loro giusto operato . “

La crisi attuale dà spazio ovviamente alla
crescita del mercato dell’usato ma accentua la tendenza da parte dei
possessori di gommoni di curare di più lo stato dei propri mezzi
impegnandosi in più attente operazioni di manutenzione, di
riparazione e, se il caso, anche di trasformazione. L’assistenza
su questo fronte vede le aziende come la Master, attrezzate per ogni
fase produttiva, chiaramente favorite. La domanda si è già resa
evidente negli ultimi mesi? Le maggiori richieste quali tipi di
interventi hanno riguardato?
“Noi registriamo già da due anni a questa parte
una sensibile tendenza al ripristino dei battelli. Specie chi
possiede mezzi di cui ha avuto modo di verificare nel tempo la buona
qualità si rivolge a noi ,chiarisco subito non solo con gommoni
della Master ma anche di altri cantieri, per interventi che quasi
sempre riguardano la sostituzione dei tubolari, comprensibile
d’altronde perché come noto la parte gommata è la più vulnerabile
tra le componenti di un battello e anche quella che, una volta
sostituita, contribuisce visibilmente a rinnovarne il look . Con una
spesa relativamente contenuta (costa tra i 3 e i 4000 euro cambiare
i tubi a un gommone di 6 metri ad esempio) e sempre nel caso che la
struttura del battello non risulti compromessa (tracce di osmosi o
peggio falle in carena, danni ai longheroni o ad altri elementi di
rinforzo dell’opera viva ecc.) è possibile, con lavori in
vetroresina ben fatti o ritocchi in gel-coat rendere, oserei dire,
quasi irriconoscibile il proprio mezzo restituendogli lo smalto
iniziale. C’è da aggiungere che registriamo anche una piccola quota
di clientela che profitta di questi interventi per chiederci utili
trasformazioni dei battelli a cui sono affezionati, magari
contagiati da alcune novità viste in gommoni di più recente
produzione simili ai propri”.


Palermo, Gennaio 2012 - ©Umberto Trapani